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Memoria e Ricerca La RivistaLa rivista Memoria e Ricerca registra alcuni importanti mutamenti nella struttura e nel processo di realizzazione. Compiuti ormai cinque anni di vita, si è presentata una duplice opportunità. Da una parte, la definizione di un accordo editoriale tra l'associazione omonima che l'aveva fondata nel 1993 a Forlì e la Biblioteca di storia contemporanea "A. Oriani" di Ravenna che ha inteso così affermare il suo impegno sul versante della ricerca storica. Dall'altra parte, il passaggio all'editore Carocci, espressione della trasformazione avvenuta negli assetti aziendali della Nuova Italia Scientifica, a cui corrisponderà una maggiore articolazione del già ricco catalogo e un'ampliata rete distributiva nelle librerie. A partire dal 1998, pertanto, "Memoria e Ricerca" avvia una nuova serie, con premesse più solide sul piano istituzionale e con la prospettiva di allargare la circolazione grazie a un editore che intende operare nel mercato con un gruppo qualificato di periodici culturali. L'occasione si rivela congeniale a una riflessione e all'apertura di un confronto sul cammino fino a ora condotto e sul percorso che ci accingiamo a fare; un qualche frammento della nostra piccola storia può allora aiutare non solo a vagliare i dieci fascicoli della rivista già pubblicati e le aspirazioni originarie dei suoi fondatori ma anche a suscitare l'attenzione di una cerchia più ampia sia di collaboratori sia di lettori. Quando nel 1993 un gruppo di studiosi, ricercatori universitari e operatori nell'ambito delle istituzioni culturali forlivesi, promosse questa rivista di storia contemporanea, ad alcuni essa parve un azzardo, per di più dovendo cimentarsi in un terreno editoriale che appariva alquanto inflazionato. La configurazione non rigidamente accademica della rivista e il richiamo al valore delle competenze ovunque si trovassero, unita alla dichiarata attenzione per un'area territoriale quale la Romagna, potevano ingenerare allo stesso tempo nuove pulsioni localistiche e suscitare scetticismo tra gli addetti ai lavori. La dichiarazione di intenti del numero d'esordio dimostrava di avere presenti entrambi i rischi, laddove si sottolineava che volendo "rifuggire dai limiti dei tradizionali studi localistici e municipalistici, la rivista è provvista di un impianto tendente a ricollocare la storia del territorio romagnolo in un contesto attento alle tendenze e agli sviluppi più significativi del dibattito storiografico e culturale" (Editoriale, agosto/settembre 1993, n. 1, p. 5). "Volendo inoltre esplicitare un orientamento programmatico - si aggiungeva come impegnativa e ambiziosa "agenda di lavoro" - nella riconsiderazione degli studi europei su territori locali e sulle realtà regionali, muovendo dalla Romagna e dalle molteplici correlazioni rinvenibili sia con le aree contigue [...] che con alcune aree mediterranee ed europee, potrebbe rivelarsi utile il tentativo di offrire alcuni materiali di ricerca, di discussione e di comparazione volti a definire meglio le coordinate territoriali e regionali negli interessi di una storiografia sempre più aperta ad un produttivo incontro con le scienze sociali". Entro queste due sfere analitiche - la "provincia" (romagnola, nel nostro caso) e alcune domande ancora inevase della "grande storia" - si venne sviluppando la programmazione della rivista, con il proposito di sottrarsi alla pratica sempre incombente del pantografo (la ricezione acritica delle coordinate proprie della storia generale) e con una crescente consapevolezza circa la necessità di riconsiderare con un approccio comparativo i diversi ambiti spaziali della storia contemporanea. Fu quanto si cominciò a delineare con il n. 3 di "Memoria e Ricerca", quando, superato il primo anno di vita, grazie anche alla progettazione programmatica dovuta al confronto in periodici incontri tra un nutrito numero di giovani studiosi divenuti attivi artefici della rivista, oltre a un osservatorio sulla storia contemporanea in Romagna si diede forma all'"obiettivo di voler contribuire allo sviluppo di una storia regionale comparata" (Editoriale, settembre 1993, n. 3, p. 5). Seguirono fascicoli monografici accolti generalmente con interesse, grazie forse a un approccio comparativo che portava a misurare il tema di volta in volta prescelto (i collegi elettorali, la modernizzazione, la festa, le culture regionali, le letture popolari, le identità delle comunità migratorie, i partiti, i media) sulla base di ricerche originali e spesso confrontabili per aree spaziali non solo italiane. Ne è derivato un percorso di ricerca provvisto di una sua peculiarità rispetto ad altre riviste; una "carta d'identità" dimostratasi preziosa per assicurarne un pur piccolo credito, in un panorama editoriale di riviste che, corrispondendo alla debole identità della storia contemporanea nella crisi culturale di questa fine di secolo, sarebbe stato attraversato da un profondo riassetto (un fenomeno tuttora in atto). Nella nuova serie la rivista conferma la sua periodicità semestrale e il carattere monografico dei fascicoli, nel quadro di una privilegiata impronta programmatica di storia regionale comparata - in Italia e in Europa -, volta a coniugare ricerche regionali, discussioni e informazioni storiografiche. Inoltre, corrispondendo a una tendenza ormai diffusa e alla costante attenzione dimostrata verso le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione e della ricerca, con questo fascicolo prende il via una rubrica che abbiamo chiamato "Spazi OnLine" e che vorrebbe sondare le frontiere informatiche attraverso un servizio offerto a quanti si interessano di storia contemporanea (ricerche, riviste, istituzioni). L'impegno che si prospetta ha richiesto anche la ridefinizione delle strutture operative. Si è preso atto, in primo luogo, della perdita di funzione da parte del comitato di consulenti, i cui compiti programmatici erano stati nel frattempo assorbiti dalla direzione scientifica, allargata una prima volta rispetto alla composizione originaria con il n. 6 (dicembre 1995) e ora ampliata fino a farle assumere una effettiva configurazione collegiale. È questo un criterio di lavoro che, fin dalle origini, è stato preferito, permettendo di raccogliere attorno a "Memoria e Ricerca" studiosi sia di diversa formazione sia con attitudini distinte (di natura sociale, politica o economica) quanto complementari. Tra questi era il compianto Pier Paolo D'Attorre e, pur attraverso il prioritario impegno ormai profuso nella vita culturale delle istituzioni pubbliche, continuerà a essere Giovanni Tassani, a cui la rivista "Memoria e Ricerca" deve il nome e il cui sostegno è risultato spesso importante nel garantirne la continuità e la presenza qualificata. |
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