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Memoria e Ricerca

L'esperienza di H-Net

di Franco Andreucci
in Memoria e Ricerca n.s. 3 (1999), p. 67


H-Net [H-Net - Humanities & Social Sciences OnLine] è un'organizzazione che cura e coordina un ampio spettro di comunicazioni su Internet in un ambito relativamente indefinito a cavallo fra le discipline storiche, le scienze umane e quelle sociali; un campo dominato, secondo l'ottica culturale anglosassone, dagli area studies. Ospitata presso la Michigan State University at East Lansing, essa è oggi dotata di una eccellente Homepage (1), e la sua stessa ricca e articolata presenza sul World Wide Web è una testimonianza della sua storia controversa. Vediamo perché.
Nata nel 1992 grazie all'attivismo intelligente e appassionato di un piccolo gruppo di studiosi americani guidati da Richard Jensen presso l'University of Illinois at Chicago, H-Net era, ai sui inizi, un'impresa indirizzata unicamente all'uso razionale della posta elettronica nel campo della comunicazione scientifica (2). Secondo il suo programma originario, essa si prefiggeva il compito di facilitare la circolazione di informazioni sull'andamento degli studi, la condivisione di esperienze di ricerca e la comunicazione in tempo reale di nuovi metodi con una particolare attenzione rivolta ai temi dell'uso del computer, nonché dell'ampliamento e dell'approfondimento dell'uso di Internet per gli studi storici.
Non che un simile modo di comunicare non esistesse prima; al contrario, almeno dalla metà degli anni '80, esistevano ed erano attive reti accademiche - come ad esempio EARNET, la European Academic Research Network (3)- che garantivano fra l'altro servizi di posta elettronica, così come esistevano programmi - come ad esempio il Listserv della L-Soft International (4)- che consentivano sui mainframes IBM una gestione e una distribuzione automatica, rapida e razionale di grandi quantità di messaggi. Con la fine del decennio, ogni campus universitario negli Stati uniti così come la maggior parte dei centri di calcolo universitari europei offrivano servizi di posta elettronica che però erano utilizzati abbastanza raramente e per di più quasi esclusivamente da Facoltà o centri di ricerca dell'area dell'informatica e delle scienze naturali.
Il personal computer, tuttavia, era ormai largamente diffuso anche fra gli studiosi dell'area umanistica, e nella mente brillante di Richard Jensen - uno studioso di storia politica americana fra i pionieri dell'uso del computer nella ricerca storica - si fece spazio la metafora del leggendario modello T della Ford: una macchina dalle straordinarie prestazioni che molti avevano, ma che tutti usavano solo per andare a messa la domenica. Allo stesso modo, quasi tutti i professori americani, all'inizio degli anni '90, disponevano di un personal computer nel loro studio o a casa, avevano a disposizione un sistema di collegamenti elettronici ampio ed efficiente, ma ne facevano un uso ridotto e di routine, prevalentemente rivolto al trattamento dei testi. Perché non provare a cambiare radicalmente questa situazione? E' in quest'ambito che deve essere vista la genesi di H-Net.
H-Net fece infatti la sua prima comparsa alla fine del 1992. L'impostazione originaria, che prendeva le mosse da tre sole mailing lists (H-Urban, Holocaust e H-Women) indicava gli obbiettivi dell'impresa in primo luogo nell'intento di assistere e formare i docenti nell'uso dei calcolatori come strumenti di comunicazione e in secondo luogo nella volontà di estendere e rendere relativamente sistematico un complesso di mailing lists di storia. I presupposti tecnici di una simile iniziativa consistevano nella disponibilità del Computer center dell' University of Illinois at Chicago di mettere a disposizione le sue risorse e in particolare nell'uso del Listserv, un software, come si è detto, specificamente pensato per la gestione delle mailing lists di discussione. Nel giugno del 1993, le mailing lists erano già una ventina con più di 3000 iscritti in 35 paesi e il loro sviluppo rapido raggiunse all'inizio del 1997 un livello vicino alla saturazione con il numero di una settantina di mailing lists che raggiungevano oltre 60.000 cultori di storia e scienze umane in tutto il mondo. Oggi, secondo i dati aggiornati al maggio 1998, le mailing lists di H-Net sono oltre 100 se si considerano anche quelle "affiliate" mentre gli abbonati sono più di 80.000 in 90 paesi(5).
Ma cosa sono esattamente le mailing lists e che cosa le distingue da altre forme di comunicazione su Internet? Le mailing lists sono costituite da un insieme di abbonati (subscribers) che hanno un comune tema di interesse e ne discutono. Concretamente, uno studioso o un gruppo di studiosi impostano una mailing list su un determinato argomento di studio, propongono al pubblico di Internet di abbonarsi e dirigono o moderano la discussione. I subscribers possono inviare messaggi alla mailing list che saranno prima vagliati dal redattore (moderator o editor) e poi distribuiti automaticamente fra gli abbonati. Questi ultimi possono acquisire i messaggi sul loro computer, stamparli, cancellarli - trattarli, in poche parole come ogni altro testo -, possono rispondere intervenendo su un argomento di loro interesse e, soprattutto possono in ogni momento cessare il loro abbonamento che è - come la maggior parte delle risorse accademiche su Internet - del tutto gratuito.
Le mailing lists sono oggi una realtà enorme su Internet. Solo quelle ufficialmente gestite da programmi Listserv sono più di 20.000, mentre quelle che trattano di argomenti storici sono diverse centinaia (6).
Un simile modo di comunicare, che fa delle mailing lists delle newsletters quotidiane, ha, rispetto ad altre forme di comunicazione su Internet - come ad esempio le News, specie di bacheche elettroniche cui chiunque può contribuire e che chiunque può consultare - almeno due vantaggi: il primo è che esse sono interattive con la conseguenza che ne deriva della formazione o del consolidamento di comunità di studiosi; il secondo è che il moderatore, di solito affiancato da redazioni o editorial boards finisce col gestire la mailing list come una rivista: propone temi di discussione, suggerisce recensioni, pubblica informazioni istituzionali, dirige una discussione che ha, è bene sottolinearlo, un andamento quotidiano(7). Anche in rapporto con le pagine del World Wide Web, che si configurano piuttosto come risorse centralizzate il cui accesso è anonimo e occasionale, e che fu visto dai creatori di H-Net come una importante, ma accessoria area di informazione, le mailing lists apparivano uno strumento di comunicazione più democratico ed efficiente.
Oggi, tuttavia, sembra che il sito Web di H-Net abbia realizzato una buona integrazione di queste diverse modalità di comunicazione e a chi vi acceda è consentito non solo di consultare gli aggiornati programmi di lavoro dell'istituzione - che vanno dall'insegnamento a distanza a un affascinante progetto multimediale sull'identità americana -, non solo di interrogare un ricchissimo archivio di recensioni, ma anche di accedere a tutti gli archivi di discussione di ogni mailing list, a partire dal momento della sua fondazione, che costituiscono una incalcolabile risorsa di informazione storiografica.
Dal generoso inizio del 1992 alla apparente solidità istituzionale della fine del 1998, molta acqua è passata e molti sono stati i temi di discussione e le vicende che hanno modificato l'identità di HNet.
In primo luogo, è cambiata la sua fisionomia istituzionale. Iniziata come un'impresa di piccole dimensioni, per quanto disponesse di un ricco comitato direttivo americano e di un comitato di consulenti internazionale, essa era pur sempre guidata dal volontarismo e dalla dedizione di Richard Jensen, un "padre fondatore" che a volte non mancava, specialmente nella fase iniziale della sua creazione, di far uso di un piglio direttivo di sapore giacobino. Sotto la sua guida, tuttavia, si può dire che H-Net sia divenuta un'istituzione universalmente riconosciuta come originale ed efficiente. Grazie ai primi finanziamenti, H-Net impostava un vasto programma di formazione di docenti e studenti all'uso del calcolatore nella comunicazione scientifica (ricerche nelle banche dati, accesso ai cataloghi delle biblioteche, uso della posta elettronica) che, specialmente in aree dotate di strutture universitarie ma distanti dai grandi centri di ricerca, ha avuto un impatto straordinariamente positivo. Al tempo stesso, Jensen iniziava una vasta, postiva campagna lungo due direttrici: da una parte consolidare la presenza di H-Net nel campo dell'insegnamento e della documentazione, dall'altra iniziare impegnativi progetti internazionali, come quello rivolto alla digitalizzazione di fonti e testi storici e quello indirizzato all'espansione internazionale di H-Net. Iniziati i contatti con le più importanti associazioni di storici che videro in H-Net un importante soggetto per la comunicazione scientifica, essa divenne presto un'istituzione riconosciuta e accolta dall' American Historical Association e da altre associazioni consimili in tutto il mondo.
L'ampliamento dell'organizzazione, l'attivismo e la volontà di partecipazione alle decisioni di un grandissimo numero di moderatori che - non dimentichiamolo - prestavano la loro opera volontariamente e gratuitamente, spinse verso l'adozione di uno statuto che non solo riconosceva il ruolo dei moderatori e il loro diritto di eleggere gli organismi dirigenti allo scopo di garantire l'ordinato funzionamento interno di H-Net ma che le consentiva anche di acquisire una personalità giuridica e di accedere formalmente a finanziamenti di ricerca (8). Come accade in ogni impresa intellettuale nella quale la rappresentanza e i metodi di direzione siano formalizzati, i rilevanti temi di discussione che H-Net si trovò ad affrontare (progetti di ricerca che ne ipotecavano il futuro, affiliazione con le istituzioni universitarie i cui centri di calcolo la ospitavano, orientamenti generali nella promozione e nella gestione delle liste, ecc.) finirono col produrre, assieme allo scambio di opinioni, al confronto e alla formazione di un ampio gruppo di dirigenti, anche fratture e contrapposizioni che non sanandosi più con la negoziazione e la mediazione tipiche di un gruppo dirigente informale si cristallizarono nei risultati democratici delle elezioni che, in particolare dall'aprile 1997, sancirono la rottura con una parte dei fondatori escludendo Richard Jensen dalla direzione di H-Net. Inutile dire che molte di quelle discussioni avevano un valore per così dire strategico e coinvolgevano aspetti determinanti dell'identità di H-Net.
In primo luogo, come deve essere interpretata l' H di H-Net? Attualmente, la parola History è scomparsa dall'intestazione di H-Net, e il suo profilo è quello che si diceva all'inizio, in un'area di difficile individuazione fra le scienze umane e le scienze sociali. Per quanto nel concreto gli storici continuino a costituirne l'ossatura centrale, H-Net non ha saputo rispondere in modo soddisfacente alla sfida dell'espansione e del successo: al posto della ricerca di un ampliamento e di un ordinamento degli interessi storiografici da governare in modo sistematico e coerente con la necessaria accentuazione del rigore scientifico, si è accettato un incremento apparentemente filtrato ma in realtà relativamente casuale delle liste che ha finito col produrre uno sfaldamento dei caratteri originari di H-Net come comunità di studiosi. Senza la disponibilità quotidiana di uno studioso come Jensen capace di garantire un collegamento continuo fra le varie liste, oggi esse sembrano vivere di vita propria e non si vede quali siano più gli elementi comuni fra H-Baha'i (Culture and History of the Baha'i Faith), H-MMedia (High-Tech Teaching, Multimedia, CD-ROM), H-Soz-u- Kult (Methoden, Theorie und Erbebnisse neuerer Sozial- und Kulturgeschichte).
Accanto al ricorrente dibattito sul significato della lettera H, che sembrava tanto più Humanities quanto più vicini si era a un finanziamento del National Endownment for the Humanities, un'altra discussione ha coinvolto negli ultimi anni il corpo dei moderatori di H-Net, quella relativa all'affiliazione con la Michigan State University. Come si sa, i server appaiono alla maggior parte degli utenti di Internet come delle macchine che non si sa bene dove siano e a che cosa servano; in realtà, esse sono frutto di investimenti, richiedono un costante lavoro di manutenzione e, soprattutto, non sono contenitori di capacità indefinita. Il centro di calcolo dell' University of Illinois at Chicago, infatti, sulla base di queste premesse, cominciò già all'inizio del 1994 a manifestare una certa sorpresa per l'imprevedibile sviluppo di H-Net e una certa indisponibilità a continuare l'ospitalità per una istituzione che richiedeva sempre maggiore lavoro da parte dei tecnici. Al contrario, la Michigan State University si mostrò disponibile a investire su H-Net e credette - avendo una impressionante conferma dai fatti - nel suo futuro. Il rischio che H-Net correva nel trasferimento era quello di rinunciare almeno in parte alla sua indipendenza: da forma associativa senza una sede definita e occasionalmente ospitata, essa diveniva una istituzione che doveva costantemente negoziare i propri bilanci e che, altrettanto costantemente, doveva preoccuparsi di corrispondere nel suo lavoro, nella sua immagine come nel suo profilo culturale, alle aspettative di una amministrazione universitaria che destinava alla creazione di un centro stabile (immobili, servers, tecnici, personale amministrativo) risorse cospicue. Da una fase di incertezza amministrativa ancorata unicamente alla buona volontà dei moderatori e ai finanziamenti su progetti specifici, si passava a una fase di discreta stabilità. Restavano i problemi di come integrare una rete di moderatori sparsi per il mondo in una istituzione che non era più "virtuale", di come legare la dimensione relativamente stabile di un grosso centro nel World Wide Web con l'ebollizione quotidiana di discussioni e messaggi propria delle mailing lists e, infine, restava aperto l'interrogativo sui prezzi da pagare per una simile istituzionalizzazione.
Il prezzo finale dell'operazione è stato probabilmente più alto delle previsioni, perché il cambiamento non ha solo posto fine - opportunamente - a una certa approssimazione organizzativa legata all'inesistenza di un unico, stabile centro coordinatore, ma ha anche fortemente ridimensionato, da un punto di vista accentuatamente "americano", il carattere internazionale di HNet.
La questione dell'internazionalizzazione di H-Net, più volte discussa dai suoi membri, può apparire priva di rilievo sulla base del fatto che H-Net, per la sua stessa missione, ha e non può non avere un carattere internazionale. In realtà, l'associazione portava in sé una forte componente "americana" - legittimamente prodotta da un determinato mondo culturale e da un determinato ambiente accademico - che sembrava tuttavia poter essere mitigata sia dal carattere cosmopolitico di Internet, sia dalla progressiva valorizzazione di soggetti, di centri, di orientamenti diversi.
In un momento - a metà del decennio '90 - nel quale ripetutamente veniva denunciata una sorta di imperialismo culturale americano che si temeva potesse far divenire universali su Internet non solo una lingua, ma anche delle consuetudini, dei gusti, dei valori, l'idea di realizzare a Odense in Danimarca e a Osaka in Giappone due centri "fratelli" che potessero bilanciare il ruolo centrale che Michigan State University si apprestava a svolgere, finiva con l'avere un significato "politico". Il progetto non intendeva sottrarre a East Lansing, sede della Michigan State University, il ruolo di centro propulsore, ma era rivolto a sollecitare energie intellettuali in due aree considerate di importanza strategica nello sviluppo dell' "autostrada dell'informazione". Odense e Osaka avrebbero duplicato il sito WWW di H-Net, sarebbero state sedi decentrate con differenti specializzazioni tematiche e avrebbero, a loro volta, promosso una disseminazione delle attività di H-Net in aree non americane di Internet. A questa prospettiva era anche legata quella di una accentuazione "accademica" di H-Net e del cambiamento di alcune aree tematiche delle liste in via di preparazione: meno area studies e più sollecitazioni verso gruppi di studiosi e scuole universitarie su temi tradizionali della cultura storica in settori assenti dal profilo culturale dell'associazione.
Chi visiti l'Homepage di H-Net, non potrà sfuggire a un'impressione contraddittoria: da una parte la notevole ricchezza di risorse del sito e la solidità istituzionale che i progetti in corso, lo staff, i collaboratori e le mailing lists - ribattezzate Networks - mettono chiaramente in evidenza; dall'altra una certa chiusura, la mancanza di un sistema di collegamenti con altri siti di interesse storico (non c'è una pagina di Links) e quel miscuglio tutto americano di provincialismo e di volontà di "americanizzazione" non certo smentito dal cospicuo ventaglio di progetti africani di Hnet(9).
Istituzione solida e affidabile per tutti noi che dalla periferia contribuiamo all'esistenza delle mailing lists, H-Net ha in parte soddisfatto la sua missione originaria e in parte le è venuta meno. Lungi dall'influenzare le forme del fare storia, lungi dall'incidere sui modi di conoscere e di usare gli strumenti del mestiere, essa ha semmai facilitato lo scambio di informazioni fra studiosi, ha portato a conoscenza del mondo accademico, con una tempestività estranea ad altre forme di comunicazione, molte delle potenzialità di Internet e ha accumulato e continua ad accumulare un archivio di recensioni che compete con quello dell' American Historical Review e probabilmente lo supera nell'unità di tempo.
Incapace di sottrarsi al destino incerto che già negli anni '80 aveva segnato l'entusiasmo per la storia quantitativa e l'uso del computer nella ricerca storica, H-Net sembra aver trovato la sua nicchia nel campo degli accessori della ricerca storica: motore di progetti di insegnamento multimediale e raccoglitore del vasto patrimonio di testi e di idee che le mailing lists sono ancora in grado di offrire.

Note:
*Chi scrive è stato membro dell' International Board di H-Net dal 1993 al 1996, membro eletto dell'Executive Committee dal 1996 al 1997 e dal 1994 fondatore e moderatore di H-Italy (dal 1996 con Marco Della Pina).
Vedi <http://www.h-net.msu.edu/~italy/>. (I siti web citati s'intendono visitati ed attivi alla data del 5 dicembre 1998.)
1) Vedi <http://h-net2.msu.edu>
2) Cfr., per una ricostruzione delle vicende di H-Net e per una discussione della sua identità, Richard Jensen,
Internet's Republic of Letters: H-Net for Scholars, testo inedito del 25 agosto 1998, ottenibile da <RJensen@uic.edu>
3) Vedi, a testimonianza del lavoro di documentazione di EARNET, EARN Association, Guide to Network Resource Tools, Document Number: 2.0, September 15, 1993, testo disponibile in formato elettronico da <LISTSERV@EARNCC.BITNET>
4) Vedi la documentazione disponibile presso la Homepage della L-Soft International:
<http://www.lsoft.com/>
5) Vedi l'informazione contenuta in <http://www.h-net.msu.edu/about/press/table.html>
6) Vedi CataList, the Official Catalog of Listserv Lists, last update, 5 Dec. 1998, in
<http://www.lsoft.com/lists/listref.html>
7) Vedi la descrizione delle caratteristiche tipo dell'attività normalmente svolta da un moderatore o editor in <http://www.h-net.msu.edu/contact/nomination.html>
8) Vedi l'attuale Statuto di H-Net in <http://www.h-net.msu.edu/about/charter.html>
9) Vedi i progetti accennati in <http://www.h-net.msu.edu/about/press/>