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Internet, la storia, il pubblico

di Francesca Anania
in Memoria e Ricerca n.s. 10 (2002), p. 143


1. Un nuovo mezzo di comunicazione di massa

Se vogliamo comprendere le trasformazioni culturali delle società di questo secolo, non si può non riconoscere il ruolo fondamentale giocato dai mezzi di comunicazione di massa. Non si può non vedere come la natura di questi mezzi cambi i rapporti, le azioni e le interazioni fra i vari individui e soggetti sociali: utilizzando questi mezzi le persone cambiano la loro vita quotidiana. Non si parlano più faccia a faccia, ma sono in grado di interagire con persone fisicamente assenti e con luoghi lontani. L’uso dei mezzi di comunicazione di massa trasforma radicalmente l’organizzazione spazio-temporale della vita sociale.

I media elettronici ci ricorda Meyrowitz - distruggono le caratteristiche del luogo e dello spazio. Televisione, radio, telefono, internet (possiamo aggiungere ora), rendono i luoghi un tempo privati più accessibili al mondo esterno e dunque più pubblici. < < Attraverso questi media tutto ciò che accade quasi ovunque può capitare ovunque noi ci troviamo. Ma se siamo ovunque, non siamo neppure in un posto particolare> > . (1)

I rapporti e i comportamenti sociali in epoca contemporanea sono condizionati e interpretati dai media. I concetti di spazio-tempo vengono dunque stravolti: siamo investiti da un aumento straordinario di informazioni che ci crea a volte problemi di comprensione/digestione. Gli esseri umani si sono sempre impegnati nella produzione e nella circolazione di informazioni in tutte le società, ma ormai siamo di fronte a processi di sovra- informazione, che ci conducono anche ad una sotto- informazione a causa della presenza totalizzante dei media.

I canali di comunicazione si fanno molteplici (cavi, satelliti, computer). Lo spettatore (nel caso della neotelevisione) o il navigatore (nel caso della rete) può ormai scegliere fra mille canali e mille proposte e al contrario del vetero spettatore degli anni Cinquanta e Sessanta è, apparentemente, dato che il suo condizionamento è tuttora non dimostrato scientificamente, sovrano in questa scelta. Una diversa programmazione, la ricerca di nuovi linguaggi, nuove formule consolidano nei vecchi e nuovi media quel fenomeno di interazione fra offerta e consumo che porta ad una fruizione sempre più individuale e ad un intervento sempre più attivo del pubblico nella costruzione di diete personali. Conseguenza di questa evoluzione è un’offerta pensata in funzione di età, contesti sociali, modelli culturali, stili di vita.

Come sappiamo, questi media hanno però bisogno di un pubblico di massa che li ascolti, che li guardi; chiedono un’audience, un aggregato di spettatori, lettori, ascoltatori, massa eterogenea e dispersa, o, altrimenti, gruppo sociale con un’identità comune, infine un mercato, aggregato di potenziali consumatori con un profilo socio-economico noto.

Il pubblico odierno dei media è un fantasma mediatico. L’anonimia e l’invisibilità sono le caratteristiche di questo neo-pubblico. Nello stesso tempo lo stesso pubblico si differenzia socialmente, demograficamente e culturalmente fino a perdere l’omogeneità e univocità che lo distingueva nella società di massa degli anni Sessanta e Settanta.

2. Internet e il suo pubblico.

Ma veniamo all’argomento di questo saggio: il pubblico di internet e la storia. Intanto sarà bene ricordare le tappe dello sviluppo di questo medium.

Internet rappresenta un insieme interconnesso di reti di computer che condividono lo stesso protocollo di trasmissione (TCP/IP Transmission Control Protocol/Internet Protocol). Nel 1962 nasce l’Arpa (Advanced Research Projects Agency), una struttura interna al Dipartimento di difesa americano. Lo scopo principale dell’agenzia è quello di riprendersi il primato in campo tecnologico nei confronti dell’URSS, che qualche anno prima (nel 1957) aveva messo in orbita il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik. All’Arpa viene chiesto di preservare la funzionalità di un sistema centralizzato di telecomunicazioni in caso di guerra. Il risultato dei primi studi dà origine a quella che sarebbe diventata la rete Arpanet. La rete non deve avere nessuna autorità centrale, deve essere autonoma e polverizzata fra i nodi che ne fanno parte; inoltre deve operare in un contesto di instabilità. Perché tutto ciò avvenga è assolutamente necessario che i nodi siano indipendenti, abbiano una pari gerarchia e siano capaci di creare e ricevere messaggi.

Il 30 agosto 1969 il primo nodo dotato di un computer "processore di messaggi di interfaccia Honeywell numero 1" viene installato presso l’Università di California con sede a Los Angeles. Già nel novembre i nodi sono diventati quattro (Stanford Research Institute, Università di California a Santa Barbara, Università dello Utah). Nel 1981 sono connessi tra loro 213 computer e si può ormai parlare di rete. Nel 1983 la rete si divide in Milnet utilizzata per scopi puramente militari, che in seguito scompare, e in Arpanet che cresce e si unisce a Nsfnet, una rete istituita dalla National Science Foundation, l’ente governativo federale americano che ha il compito di promuovere con il sistema universitario la ricerca scientifica.

Nel maggio 1990 un ricercatore, Tim Berners Lee, del laboratorio nucleare del Cern di Ginevra sviluppa un sistema di pubblicazione e di distribuzione che tenga in contatto la comunità internazionale dei fisici. Nell’ottobre dello stesso anno inizia la sperimentazione. Nel 1993 presso il National Center for Supercomputing Applications (Ncsa) dell’Università dell’Illinois nasce il Word Wide Web. Alcuni ricercatori sviluppano un’i interfaccia grafico multi- piattaforma per l’uso del WWW che viene chiamato Mosaic. Il software viene tradotto per Windows e per Macintosh e quindi anche chi non possiede alcuna conoscenza informatica, può navigare a vista nel grande mare di Internet. Da questo momento in poi Internet smette di essere legato alla comunità scientifica ed accademica e diventa un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa.

Il numero di utenti collegati in rete va dunque aumentando. Nel luglio ’97 risultavano connessi (secondo Network Wizards) 19.540.000 computer. Il limite strutturale dell’evoluzione della rete è dato solo dalla quantità di informazioni che si potranno inviare o meglio dal rapporto tra quantità di informazioni e tempo impiegato per inviarle.

L’Europa e L’Italia erano in ritardo nello sviluppo e nella diffusione. Secondo i dati Eito, nel 1997, i personal computer pro capite in Europa erano circa un terzo che negli USA. In Italia il divario era ancora più grave. La diffusione dei Pc rispetto agli USA raggiungeva a stento il 20%. Gli utenti Internet, sempre nel 1997, erano 1.315.000: appena il 3% di quelli USA.

Tab.1. Diffusione di internet negli USA e nel mondo. Dati storici in milioni

Utenti internet nel mondo Utenti internet negli USA

1995 14 10

1996 38 23

1997 87 39

1998 142 63

1999 196 81

2000 256 103

L’Italia, comunque, ha colmato velocemente il suo ritardo. Gli utenti di Internet hanno in pochi anni superato i due milioni e mezzo e nel 2000 raggiungono i nove milioni. Il mercato dei personal computer, tra il 1997 e il 1998, è cresciuto del 22% e la tendenza positiva continua. Gli utenti di telefonia mobile dall’inizio del ’98 alla metà del ’99 sono passati da 11,7 milioni a 25 milioni. Quest’ultimo dato è rilevante, vista la convergenza tra i terminali di telefonia mobile e i terminali mobili per la trasmissione dei dati. L’Italia ha sofferto e soffre, come d’altra parte l’Europa, di un ritardo dovuto a problemi strutturali, che condizionano la creazione e la diffusione di nuove tecnologie: prezzi troppo alti nei collegamenti telefonici, scarsa disponibilità di lavoratori specializzati, mercati poco competitivi.

Le cifre del mercato di utenti Internet sono abbastanza contraddittorie. Nel 2000, secondo i dati forniti dai providers, sembra che Internet possegga il 50% degli abbonati e che la sua quota arrivi a 750.000. In totale quindi abbiamo 1.500.000 utenti. Il numero di abbonati comunque non corrisponde al numero di utenti, dal momento che molti utilizzano connessioni aziendali, altri abbonamenti gratuiti.

Indicativamente, sulla base delle cifre precedenti, sono circa 9 milioni coloro che hanno avuto accesso al Web; 4 milioni coloro che accedono al Web in maniera occasionale; 2 milioni coloro che utilizzano quotidianamente la rete. Nello stesso periodo aumenta il numero di utenti che si collega da casa (per Ipsos Explorer il 38%, per l’Osservatorio Bocconi il 31%) soprattutto nelle famiglie in cui ci sono giovani.

Nel 2000, 12 milioni di adulti (26% del totale) hanno navigato su Internet almeno una volta, e di questi 6 milioni ha navigato più di una volta la settimana (13% del totale). Rispetto al settembre del '99 l'aumento è stato del 43% (8,6 milioni). Le donne sono aumentate più degli uomini (il 61% contro il 34% degli uomini) anche se gli uomini rimangono in vantaggio numerico. Quasi il 50% dei giovani tra i 18 e 34 anni ha già usato Internet almeno una volta.

Circa il 30% degli adulti del centro e nord Italia ha usato la Rete almeno una volta, mentre per il sud e le isole tale indice si attesta rispettivamente al 23% e 19%. Da un confronto con il mese di settembre '99 si evince che il sud registra un tasso di crescita del 60% che è quasi il doppio di quello rilevato per il nord. Il 38% degli occupati, il 71% degli studenti e il 9% dei non occupati hanno usato Internet almeno una volta. Il numero degli adulti che usano Internet più di una volta la settimana (heavy users) si è quasi raddoppiato rispetto a settembre ‘99, raggiungendo la cifra di 6 milioni. In quest’ambito si riscontra un notevole incremento del numero di donne, pari al 132% (contro l'86% degli uomini). Conseguentemente il rapporto tra uomini e donne si riduce al valore 2.6 (contro il 3.4 registrato precedentemente). Infine il 55% degli heavy users sono distribuiti nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni. Il 66% degli adulti (8 milioni) accede alla Rete da casa, e di questa parte il 63% (5 milioni) ha un’occupazione. Relativamente ai sondaggi sulle intenzioni di utilizzo della Rete, si stima che il fenomeno è pari al 35% della popolazione adulta (16 milioni). La previsione futura ad un anno indicava 11,5 milioni di utenti, valore prossimo al numero attuale di utenti complessivi pari a 12 milioni.

Internet dunque, alla fine del XX secolo, è indubbiamente la rete delle reti sia per la sua struttura, sia per i sistemi di comunicazione realizzati al suo interno che per l’offerta concessa a chi la consulta di trasformarsi a sua volta in produttore o editore. Non si trasmettono solo dei dati, ma si condivide un intero universo. Difficile fotografare una realtà di questo tipo in continua evoluzione e che, basandosi proprio su queste caratteristiche, ha successo. I dati che descrivono Internet diventano, infatti, immediatamente caduchi così come la tipologia dei servizi. Gli scenari che si vanno delineando sono dunque difficili da prospettare.

La comunità scientifica, che è alla base della nascita di Internet e della sua originaria diffusione, ha avuto anche in Italia un ruolo decisivo nello sviluppo della rete e dei suoi servizi, oltre ad aver detenuto fino a poco tempo fa il primato assoluto dei collegamenti attivi. La stragrande maggioranza dei servizi, infatti, veniva offerta da Enti di ricerca e dalle Università. Fino al 1995 su 215 server www, 92 erano gestiti dalle Università, 32 da centri e istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), 11 dagli Osservatori astronomici e astrofisici, mentre i server commerciali erano solamente 43. Nel 1996 il numero dei server italiani accessibili in rete si triplica, ma mentre quelli gestiti dalle Università e dal CNR raddoppiano, i server commerciali fanno un vero e proprio balzo in avanti, passando da 43 a 409 unità. Tendenza oggi confermata. Ovviamente una tale trasformazione ha portato a stravolgimenti anche nella composizione dell’utenza. Nei primi due mesi del 2000, se si esaminano le professioni dell’utenza, ci si accorge di alcuni fenomeni interessanti. In primo luogo gli impiegati e gli insegnanti rappresentano in assoluto la maggioranza dei navigatori: sono il 41% (3,8) dei 9,3 milioni user stimati a febbraio 2000, seguiti dagli studenti con il 22% (2 milioni), dagli imprenditori e liberi professionisti con il 13% (1,2 milioni), dagli operai con il 12% (1,1 milioni), dai non occupati con il 5% (0,5 milioni), dai pensionati con il 4% (0,4 milioni) e dalle casalinghe con il 3% (pari a 0,3 milioni). (2) La tendenza della rete a divenire sempre più un mezzo di comunicazione di massa anche in Italia è dunque evidente, soprattutto perché le professioni medie sono quelle più diffuse nel nostro paese (un punto percentuale delle professioni medie corrisponde a circa 100mila persone contro le 32mila degli studenti).

Viene confermata la prevalenza maschile (si passa dal 66% degli user al 68% dell’ultimo mese); più interessante è l’analisi per aggregati regionali. I dati dello Special Report del Weekly Observatory of the Web mostrano, sempre nel 2000, che il Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) ha circa 1,6 milioni di utenti più del Nord Ovest (Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Sardegna) fermo a 1,1 milioni, più del Centro-Sud (Lazio, Abruzzo e Molise) con 1 milione, alla pari col Centro-Nord (Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria) e dietro al solo Nord-Est (Lombardia e Triveneto) che con 2,6 milioni è l'area più importante. Analizzando il rapporto del Censis sulla comunicazione in Italia nel 2001, i dati precedenti vengono confermati, con qualche interessante osservazione: nelle famiglie numerose (composte da 3/4 membri) si utilizza più spesso il computer (si passa dal 21,5% nei single al 53,8% nelle famiglie), così come ci si collega a Internet (dal 13,3% al 36,7%). Ma l’elemento discriminante che determina l’effettiva possibilità di entrare in contatto con i new media è il possesso di adeguati strumenti culturali. I meno istruiti (non dimentichiamoci che il 64,3% degli italiani con più di quindici anni non possiede che il diploma di terza media) sono praticamente esclusi dal computer e dalla navigazione in rete nell’85,5% dei casi. Ed anche per i laureati la rete non è così accessibile, se ben il 56,3% ne ignora l’importanza. Nonostante il cambiamento in atto sia sorprendente, dunque, rimane circoscritto ad una ristretta élite.

Cresce repentinamente un nuovo mezzo di comunicazione, che difficilmente si riesce a definire. I territori elettronici, un tempo caverne per le comunità accademiche, vengono ora invasi da una nuova popolazione, che sbarca sul network con la stessa disposizione mentale dei primi colonizzatori europei in America: acquisire il maggior numero di spazio possibile. Questa constatazione ci porta a rivedere l’utilizzazione del mezzo. Immagini fisse, suoni ed entro breve immagini in movimento si mescolano e si riversano nell’universo di Internet cambiando radicalmente il medium

3. Internet e la storia

Maschio, fra i 18 e i 35 anni, abitante in una città grande o certamente medio-piccola, soprattutto nel Centro-Nord del Paese: è questo l’identikit dell’italiano che usa il personal-computer e naviga in rete. Il computer è comunque il medium elettivo dei giovani (in Italia lo usano il 52,3% dei giovani, rispetto al 31,3% della media.(3) Navigano ogni giorno o più ore il giorno e ne sfruttano tutte le possibilità, dalle comuni applicazioni alla navigazione più sofisticata: si collegano per svago (46,3%), per passione (28,7%), per studio (33,8%).

Dati ancor più recenti ci confermano che 6,9 milioni di italiani, pari al 14% della popolazione fra i quattordici e gli ottantacinque anni sono onnivori rispetto a qualsiasi media: in questo gruppo i maschi sono maggioritari (55,3%), così come i giovani sotto i ventinove anni; il livello di istruzione è piuttosto alto, con il 16,7% di laureati; gli studenti sono numerosi (27,1%) e gli occupati in maggioranza (56,3%). Il terzo medium più elevato sono i libri (81,2%) dopo televisione e radio, mentre il quarto è rappresentato da Internet. Esiste un ulteriore nicchia composta da 1,5 milioni di italiani che, nel mondo dei new media, guardano esclusivamente al computer (per il 95,3%). (4)

Rimane comunque difficile individuare gli argomenti consultati via Internet e pertanto capire quale e quanta sia l’utenza dei siti dedicati alla storia, anche se possiamo basarci sui contatti che si vanno moltiplicando nei confronti dei siti istituzionali (Università , biblioteche, fondazioni e società). La rete sembra consentire agli studiosi, ma anche agli appassionati di storia, una consultazione immediata e relativamente semplice degli archivi cartacei e audiovisivi, ormai in gran parte digitalizzati, di pubblicazioni, di notizie ed eventi in genere. Su vari quotidiani italiani, (5) ad esempio, sono comparse recensioni positive sul portale dedicato alla < < Resistenza> > realizzato dall’ANPI, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, in collaborazione con il Comune di Roma, che ambirebbe diventare il portale della storia del Novecento in Italia, avendo ottenuto in un solo mese più di 3.000 visitatori. Per non parlare dei siti storici come < < Storia in rete> > , < < Storia in network> > < < I viaggi di Erodoto> > , < < Storie contemporanee> > e così via. Le risorse storiografiche disponibili in Internet sono ormai senza limiti: circola un materiale sterminato che comprende le più svariate tipologie, riviste, libri, audiovisivi, fondi archivistici, associazioni, musei. Qualsiasi tentativo di classificazione risulterebbe inevitabilmente limitato e discutibile. (6)

Ancor più difficile identificare il pubblico che si collega a questi siti: un pubblico che sfugge a qualsiasi analisi, ma che va aumentando velocemente, sia per la gamma sempre più vasta di offerta, sia per l’interesse che suscita la storia più recente dell’Italia, a cominciare dal fascismo. Indubbiamente è un percorso storiografico italo-centrico con qualche sprazzo verso la storia mondiale contemporanea: in particolare la decolonizzazione, la Guerra fredda, il Vietnam, la guerra iugoslava, il crollo del muro di Berlino (cito gli argomenti più linkati). Una ricerca condotta dal Marketing strategico offerta e palinsesti della RAI relativa al 2000 ci mostra dei dati che indicano una tendenza.

Tab. 2 Argomenti consultati da Internet da casa

Informatica 56%

Notizie di attualità 29%

Musica 39%

INFO UTILI (treni, etc.) 39%

Turismo viaggi 35%

Sport 27%

Cultura 24% (la storia per un 7%)

Spettacoli 23%

Cinema 23%

Notizie geografiche 21%

INFO commerciali 18%

INFO economiche 14%

Teatro 5%

Tab.3 Argomenti consultati su Internet dal lavoro

Informatica 52%

INFO commerciali 34%

INFO finanziari 32%

INFO utili 32%

Notizie di attualità 12%

Turismo viaggi 21%

Cultura 11% (la storia si aggira intorno al 6%)

Notizie geografiche 11%

Musica 9%

Sport 8%

Cinema 7%

Servizi bancari 7%

Teatro 5%

Spettacoli 4%

Tab.4 Argomenti consultati su Internet da scuola

Informatica 57%

Musica 38%

INFO utili (treni) 22%

Notizie di attualità 21%

Turismo viaggi 19%

INFO commerciali 17%

INFO finanziarie 16%

Sport 15%

Notizie geografiche 12%

Spettacoli 12%

Cultura 11% (la storia per il 5%)

Cinema 10%

Teatro 4%

Servizi bancari 1%

Tab.5 Motivi/Usi di Internet

Curiosità/navigare 80%

Altre INFO utili 60%

Scambio messaggi 52%

Scaricare software 51%

Notizie su Aziende 49%

Notizie tempo libero 40%

Notizie utili per lavoro 39%

Notizie turistiche 35%

Studio 33%

Consultare riviste 31%

Leggere quotidiani 29%

Ricerca bibliografica 25%

Conoscere nuove persone 24%

Leggere libri 19%

Giocare 15%

Quotazioni di borsa 14%

Acquisti 9%

Servizi bancari 5%

Come si può notare da queste tabelle la storia rimane marginale così come la cultura in genere. E quel che è più strano appare marginale anche nella scuola. Se però estrapoliamo le ragioni che inducono gli utenti-campione a navigare in Internet ci accorgiamo che la ricerca bibliografica, la lettura di libri e riviste acquista un peso non indifferente. Da qui naturalmente non possiamo risalire ad un dato più specifico che riguardi le lettura o la ricerca di testi di storia. Visto però la crescita esponenziale dei siti storici negli ultimi anni, come ho già ricordato, è facile dedurre un incremento d’interesse per la disciplina. In quest’ambito le donne dimostrano una loro specificità: infatti, anche se manifestano una minore propensione a collegarsi rispetto all’universo maschile (13,7% contro il 27,6%), utilizzano il nuovo medium soprattutto per acquisire materiali di studio e di lavoro ( nel 31,8% dei casi contro il 23,7%), e la storia è uno degli argomenti più frequentati. (7)Nel web si trovano le opportunità di crescita professionale, ma anche di approfondimento culturale e conoscitivo, oltre un modo di socializzare e comunicare.

Il rapporto Censis sulla comunicazione in Italia dimostra però che non basta avere la casa piena di personal computer e di new media, per navigare. Bisogna far parte di una classe colta, che ha acquisito precedentemente nella scuola e nella società gli strumenti di alfabetizzazione. < < La metà degli italiani che legge libri e giornali e ha confidenza con la radio, il teletext e il videoregistratore si trova facilmente a suo agio con i computer e con Internet> > (8). In questa fase di passaggio fra il XX e il XXI secolo l’uso dei mezzi di comunicazione di massa diviene discriminatorio soprattutto nei confronti di chi non ha un patrimonio di informazioni già sostanzioso. Si spiega così il moltiplicarsi dei siti culturali, che dedicano ampio spazio alla storia; si spiega così la presenza della storia nella programmazione radiotelevisiva nazionale che ottiene un successo di pubblico finora impensabile (siamo intorno ai tre milioni in prima serata), mentre le redazioni vengono tempestate di e-mail che chiedono sempre di più storia come fosse marmellata.

Altro fenomeno strettamente collegato all’utilizzazione della rete è la presenza di un vasto numero di archivi digitalizzati che permettono di consultare on line il patrimonio audiovisivo di un paese. In Italia, l’Istituto Luce ha ormai messo in rete l’intero archivio (audiovisivo e fotografico), mentre le teche RAI si stanno, seppur, molto lentamente, muovendo in questa direzione.

Ritornando al pubblico, va ricordato che è in fase sperimentale per il controllo e il monitoraggio del traffico nei vari siti web l’Audiweb, che produrrà due tipi di indagine. La prima analisi quantitativa verrà realizzata attraverso la sistemazione di speciali black box presso i siti da monitorare, in contatto con un centro servizi e con un legame diretto e inaccessibile a terzi. Per ciascun sito saranno fornite informazioni riguardanti tutte le diverse tipologie di utenza, dal numero delle pagine viste alla durata delle visite. In collegamento con le linee ISDN lavorerà invece il centro servizi che sarà gestito da un’apposita società. Si farà, inoltre, un’analisi qualitativa sul profilo e il comportamento degli utenti. I siti saranno per esempio suddivisi per la consistenza del traffico in quattro categorie: sotto le 10.000 pagine il giorno, tra 10.000 e 100.000, fino a un milione e oltre un milione. Seppur dedicato ai siti commerciali, coinvolgerà tutti i siti italiani. In futuro potremmo dunque avere un quadro preciso del pubblico di internet interessato alla storia.

4. Una comparazione curiosa.

Il linguaggio di Internet, sostiene Microsoft, è destinato a diventare il codice di comunicazione del futuro; spedire i segnali per via telefonica o attraverso il cavo offre grandi opportunità. La molteplicità di luoghi e oggetti nella rete rende l’informazione accessibile a chiunque, dovunque, nei tempi e nei modi scelti unicamente dall’utente. La fluidificazione del tempo sociale e delle abitudini dell’utente spettatore e la moltiplicazione delle informazioni porta inevitabilmente alla crisi degli altri media come la televisione.

L’utente non è più invischiato in una logica da prendere o lasciare come di fronte ad un’offerta già definita e strutturata. Il pubblico (della rete) ha la possibilità di intrattenersi con un universo totalmente disponibile, con un prodotto raggiungibile a qualsiasi ora del giorno e della notte, da chiunque sia più o meno interessato. Si entra nel flusso della rete, vi si resta per qualche tempo, se ne esce per ritornarvi ancora una volta. Non si può allora parlare di spazi fissi, d’identificazione dell’audience, d’imbrigliamento temporale della vita del cittadino contemporaneo. L’utente sceglie dunque le modalità di frequentazione del flusso e costruisce liberamente delle strategie di consumo, individualizzate e subordinate al suo nomadismo. Individuo curioso, attento poliedrico, immerso in varie attività non ha più voglia né tempo di delegare ad altri la soluzione dei problemi pratici che deve affrontare; ha bisogno d’informazioni sicure su prodotti e testi per allargare i suoi orizzonti. Deve avere la possibilità di connettersi con apparati che gli consentano di ampliare il suo orizzonte di riferimento, di spaziare in territori simbolici, culturali e politici sovra -nazionali.

Ad un tale personaggio non può che corrispondere una radicale trasformazione del sistema della comunicazione. L’invenzione di processori sempre più piccoli, la capacità d’elaboratori elettronici di interagire fra loro, lo sviluppo delle reti, la possibilità di servirsi di un normale apparecchio televisivo come interfaccia della comunicazione informatica, la gran quantità di satelliti artificiali: tutto questo stravolge il concetto di utenza. Fa sì che non si possa più parlare in generale di italiani, francesi, americani, o impiegati, dirigenti, studenti, professori, che i loro gusti, i loro comportamenti, le loro stratificazioni culturali, non siano definiti una volta per tutte.

In un condominio globale, così come viene chiamato da semiologi e sociologi il nuovo assetto mondiale dei media, le potenzialità dello spettatore/utente di Internet divengono inesauribili e perciò stesso indecifrabili se non partendo dai bisogni del singolo, che deve al tempo stesso realizzare una mediazione tra costi, sforzi, tempi, obiettivi raggiunti e mancati nell’impiego dei media.

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Riferimenti bibliografici

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Multimedia Entertainment Digital Interactive, < < Multimedia, tecnologia e applicazioni> > Atti del Convegno, Cologno Monzese, 1994, vol.3.

Internet '97, Bari, Laterza, 1997.

F. Anania, Davanti allo schermo, Roma, La Nuova Italia Scientifica, I edizione, 1997, Roma, Carocci, I ristampa, 1999.

L. De Carli, Internet, Torino, Bollati Boringhieri, 1997.

R. Fidler, Mediamorfosi, Milano, Guerini e Associati, 2000.

P.Flichy, Storia della comunicazione moderna, Bologna, Baskerville, 1994.

G. Gilder, La vita dopo la televisione, Roma, Castelvecchi, 1995.

P. Griset, Les rèvolutions de la communication XIX-XX siècle, Paris, Hachette, 1991.

K. Hafner, M. Lyon, Where Wizards stay up late, New York, Simon & Schuster, 1996 (trad. fr. Les sorciers du Net: les origines de l'Internet, Paris, Calman-Lévy, 1999).

R. Mandelli, Editoria on line: cominciano gli affari?, in < < Problemi dell'informazione> > , n. 1, 1999, pp. 109-123.

A. Marinelli, Un personal computer per amico, in < < Problemi dell'informazione> > , n. 3, 1997.

J. Meyrowitz, Oltre il senso del luogo, Bologna, Baskerville, 1993.

F. Perretti, L'economia di Internet: una prospettiva aziendale, in < < Problemi dell'informazione> > , n. 4, 1997,

W. N. Russel., The Future of The Mass Audience, Cambridge University Press, 1991.

L. Tettamanzi, Spettatori nella rete, Roma, RAI-VQPT, 2000.

J.B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità, Bologna, Il Mulino, 1998.

A. Valente, R. Sepe, L'evoluzione di Internet sul territorio italiano, in < < Nord e Sud> > , 1996, pp.81-98.

Weekly Observatory of the Web, Special Report, n.4, 2000.

NOTES

1. J. Meyrowitz, Oltre il senso del luogo, Bologna, Baskerville, 1993, p.213

2. Cfr..Weekly Observatory of the Web, Special Report, 2000, n. 4.

3. Censis, Rapporto annuale sulla situazione sociale del paese, Comunicazione e cultura, Milano, Franco Angeli, 2001.

4. Censis, Rapporto sulla comunicazione in Italia, 2002.

5. Cfr. S. Caviglia, in < < La Repubblica> > , 23 giugno 2001.

6. Va comunque ricordato l’interessante convegno organizzato dalla Sissco < < Linguaggi e siti: la storia on line> > nel 2000, che ha tratto spunto dal terzo numero di < < Memoria e Ricerca> > (gennaio-giugno 1999) dedicato allo stesso tema.

7. Cfr. la ricerca del Marketing strategico, offerta e palinsesti, RAI-radiotelevisione italiana, relativa al 2001.

8. Censis, Rapporto sulla comunicazione cit.