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Notiziario

Venerdì 07 aprile 2017

A Luigi Lotti

Alessandro Luparini - Direttore Fondazione Casa di Oriani

Mi scuso con i lettori di "Museo in-forma" se questo mio ricordo del prof. Luigi Lotti non avrà un profilo strettamente 'istituzionale' e s'intreccerà con la mia autobiografia, ma non potrebbe essere altrimenti, visto il rapporto che mi legava a lui.

Si possono scrivere molte cose di Luigi Lotti. La prima, doverosa, è che è stato un grande storico. Nonché, aggiungo, uno storico in anticipo sui suoi tempi. Il volume I repubblicani in Romagna dal 1894 al 1915, edito nel 1957 per i tipi faentini dei Fratelli Lega, rimane ancora adesso uno straordinario esempio di narrazione storiografica, nella quale una vicenda particolare dentro un contesto particolare, sia pure emblematica come quella del movimento repubblicano nella Romagna post-risorgimentale e giolittiana, diventa il tramite per raccontare un'intera epoca. Una ricostruzione puntuale, fondata sull'indagine rigorosa delle fonti, a partire dalla stampa del periodo, come non era ancora consuetudine ai tempi. C'è persino l'indice dei nomi, strumento utilissimo e, oggi come oggi, ineludibile, ma del tutto inconsueto in un libro di storia del 1957. Un metodo che Lotti avrebbe applicato con risultati egualmente ragguardevoli a La Settimana rossa, la monografia del 1965 per la quale è maggiormente ricordato (almeno insieme a I partiti della Repubblica del 1997). Affresco a tutto tondo di un momento di passaggio della storia d'Italia, cerniera tra la fine dell'età giolittiana e il precipizio della Grande Guerra, fino ad allora pressoché ignorato dalla storiografia. Un libro che non è solo un esempio di come si fa ricerca ma una grande opera di storia tout court; un classico nel vero senso del termine.

Ciò detto, mi piace però, soprattutto, ricordare Luigi Lotti come maestro. Perché ho avuto la fortuna e l'onore di averlo come insegnante al "Cesare Alfieri" di Firenze, di cui è stato preside dal 1974 al 1992, anno della mia laurea. Le sue appassionate lezioni hanno contribuito ad accrescere in me l'amore, già forte, per la storia. I suoi stessi esami, se trovava dinanzi a sé uno studente preparato e ricettivo, si trasformavano spesso e volentieri in altre lezioni, con digressioni e approfondimenti tra una domanda e l'altra. Ripenso con affetto e nostalgia ai due esami con lui sostenuti, Storia moderna e Storia contemporanea, durati forse un'ora e mezzo l'uno ma passati in un lampo, il piacere dell'ascolto potendo più dell'ansia per l'interrogazione. All'amore per le sue materie d'insegnamento Lotti univa un raro senso di umanità. Sempre affabile e disponibile, lontano anni luce dalla impenetrabilità "baronale" di tanti suoi colleghi, pur mantenendo sempre la dovuta distanza tra professore e allievo. A salutarlo, la mattina dell'11 marzo 2016 nelle piccola chiesa di San Remigio a Firenze, c'erano molti suoi ex studenti. Miglior riconoscimento, io credo, il professore, il preside del "Cesare Alfieri" non avrebbe potuto avere.

Dopo la laurea, avrei ritrovato Luigi Lotti al Seminario di Studi e Ricerche Parlamentari "S. Tosi", per il quale teneva l'insegnamento di storia contemporanea. Poi, molti anni più tardi, per una di quelle strane circostanze che rendono imprevedibile la vita, ci saremmo di nuovo incontrati a Ravenna, città cui egli era legato da una lunga consuetudine di affetti e divenuta, nel frattempo, la mia "terra di elezione". Lui presidente, io direttore della Fondazione Casa di Oriani. Un'esperienza che mi ha dato modo di riscoprire l'antico maestro e di scoprire un amico. Luigi Lotti, nato a Trieste da padre fiorentino e madre ravennate, amava profondamente la Romagna, cui aveva dedicato numerosi studi (dal 1979, tra l'altro, presiedeva la Società di Studi Romagnoli). Anche per questo aveva assunto con entusiasmo la presidenza della Fondazione Oriani, una delle più prestigiose istituzioni culturali romagnoli, offrendo soprattutto un contributo importante alle sue iniziative; ultima, il convegno del 28 marzo 2015 L'Italia fra neutralità e intervento. Politica e Governo di fronte alla Grande Guerra.

Da qualche mese Luigi Lotti non è più fra noi. Ci restano la sua opera e il suo insegnamento; a me resta anche il ricordo di un uomo e di un maestro che mi ha accompagnato in momenti decisivi della mia vita personale e professionale.



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